<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Trieste Film Festival</title>
	<atom:link href="http://www.triestefilmfestival.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.triestefilmfestival.it</link>
	<description>Just another WordPress site</description>
	<lastBuildDate>Thu, 02 Feb 2012 16:57:33 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Anna e la festa infinita</title>
		<link>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/anna-e-la-festa-infinita/</link>
		<comments>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/anna-e-la-festa-infinita/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 16:52:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tffeditor</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.triestefilmfestival.it/?p=4691</guid>
		<description><![CDATA[Anna Pavlova è una ragazza di origini russe. È vivace, spontanea, le piace divertirsi. Vive in un tempo e in uno spazio. Un tempo dilatato, senza giorni e senza notti, scandito solo dal ritmo martellante della musica delle feste, una musica assordante che la trascina in un eterno oblio, in cui la realtà è distorta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anna Pavlova è una ragazza di origini russe. È vivace, spontanea, le piace divertirsi. Vive in un tempo e in uno spazio. Un tempo dilatato, senza giorni e senza notti, scandito solo dal ritmo martellante della musica delle feste, una musica assordante che la trascina in un eterno oblio, in cui la realtà è distorta e il presente ha forme indistinte. Ma Anna vive anche in uno spazio, questa volta ben definito: Anna Pavlova vive a Berlino, proprio come recita il titolo del documentario in concorso (“Anna Pavlova lebt in Berlin”). È una Berlino nascosta, visibile solo a pochi, una Berlino in cui la festa va avanti a oltranza. Il regista Theo Solnik ci guida nel dedalo di luci, rumori, immagini che attraversano Anna e che lei stessa attraversa nel suo errare inconsapevole tra droga, alcol e monologhi frenetici.</p>
<p>“Ho conosciuto Anna un primo maggio. A Berlino ogni anno c’è una festa grandiosa per l’occasione. Era piccolina, si dimenava, si scatenava. Ho cominciato a parlarle, mi ha dato il suo numero. All’inizio non ero sicuro di coinvolgerla nel mio progetto, non mi sembrava una persona affidabile, ma dopo un po’ anche lei si è appassionata”. E così la macchina da presa diventa per Anna una delle tante dipendenze. “Capitava a volte che litigassimo e che mi dicesse di andare via, che non voleva fare più niente. E poi al massimo un’ora dopo mi richiamava per dirmi di tornare. Anche quando dopo quattro mesi abbiamo finito le riprese, lei continuava a cercarmi. Aveva questo rapporto contraddittorio con la telecamera, la considerava una cosa cattiva ma al tempo stesso per lei era difficile farne a meno, era proprio una droga”.</p>
<p>Anna Pavlova, però, non è solo sballo e crisi isteriche, il suo apparire così spensierata e sicura di sé nasconde in realtà delle dinamiche molto più complesse. “Nei monologhi di Anna è sempre presente il suo passato, che lei dice essere stato glorioso. Parla di sua nonna, dei suoi genitori, della vita a Berlino: non volevo che Anna sembrasse superficiale, volevo rendere onore al suo personaggio senza giudicarla. Se la riprendo mentre beve o assume delle droghe è perché era l’unica via possibile per farne un ritratto fedele, che resta comunque assolutamente imparziale”, dice il regista. La protagonista non commenta mai quello che succede, la voce fuoricampo in molte scene parla di argomenti estranei a ciò che fa in quel momento, è come se seguisse il flusso casuale dei suoi pensieri. “Ho scelto di montare il film in bianco e nero proprio perché mi sembrava ideale per rappresentare il personaggio di Anna. La sua vita non ha colori e quindi non ha sfumature di sorta. Volevo rendere partecipi gli spettatori di questa completa estraniazione”.  Perché il documentario è sì la sequenza delirante dei giorni di Anna, ma è anche la cronaca di un’alienazione, quella stessa alienazione che in tanti condividono nel cieco timore di dover,  prima o poi, abbandonare la festa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alexia Caizzi</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.triestefilmfestival.it%2F2012%2F01%2Fanna-e-la-festa-infinita%2F&amp;title=Anna%20e%20la%20festa%20infinita" id="wpa2a_2"><img src="http://www.triestefilmfestival.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/anna-e-la-festa-infinita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Avé di Konstantin Bojanov</title>
		<link>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/ave-di-konstantin-bojanov/</link>
		<comments>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/ave-di-konstantin-bojanov/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 16:03:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tffeditor</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.triestefilmfestival.it/?p=4676</guid>
		<description><![CDATA[È Konstantin Bojanov ad inaugurare la giornata conclusiva delle conferenze al caffè Tommaseo. Il regista bulgaro,  si fa ispirare dai roadmovie degli anni ’70, e per Avé, un film di strada,  sviluppa in maniera credibile il rapporto tra gli adolescenti; la difficile relazione tra i due protagonisti è metafora della relazioni umane in toto:  “Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È <strong>Konstantin Bojanov</strong> ad inaugurare la giornata conclusiva delle conferenze al caffè Tommaseo. Il regista bulgaro,  si fa ispirare dai roadmovie degli anni ’70, e per <strong>Avé</strong>, un film <em>di strada</em>,  sviluppa in maniera credibile il rapporto tra gli adolescenti; la difficile relazione tra i due protagonisti è metafora della relazioni umane in toto:  “Non c’è stata empatia immediata tra i due attori, e tale relazione ha aiutato il film: il rapporto amore-odio che voglio rappresentare risulta ancora più credibile”.</p>
<p>“Non ho voluto attori professionisti per i ruoli principali- rimarca Bojanov  -volevo ragazzi spontanei”.Gli attori vengono sì dalla strada, ma la fonte ispiratrice dei personaggi proviene dal passato del regista: così come il suicidio di un mio amico del protagonista del film, denuncia un doloroso episodio legato all’adolescenza di Bojanov, la protagonista, Avé,  è stata modellata sul ricordo di una fuggitiva: benchè incontrata nel passato, il regista non è mai riuscito a dimenticarla.</p>
<p>Bojanov precisa: Avé non è un’autobiografia, né un film interessato a porre l’accento sulle differenze sociali tra i personaggi. “Sono entrambi spaesati- conclude- entrambi rifiutano il mondo d’origine . Per me è più importante che lei provenga dal mondo dell’arte, che non faccia caso a come si vesta.. Lui fa l’autostop, non perché non abbia soldi! È l’amore per il rischio, lo stare sulla strada, è il modo a volte sfrontato, tipico degli adolescenti, che a me interessa riprendere”.</p>
<p>Eva Dolcemascolo</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.triestefilmfestival.it%2F2012%2F01%2Fave-di-konstantin-bojanov%2F&amp;title=Av%C3%A9%20di%20Konstantin%20Bojanov" id="wpa2a_4"><img src="http://www.triestefilmfestival.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/ave-di-konstantin-bojanov/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Örvény</title>
		<link>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/orveny/</link>
		<comments>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/orveny/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 16:28:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tffeditor</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.triestefilmfestival.it/?p=4604</guid>
		<description><![CDATA[Consigliere della OFCOM, docente in Psicologia della sviluppo in Inghilterra, consulente del Ministero dell’Istruzione ungherese, promotore di programmi sociali in Inghilterra e Ungheria e collaboratore per la BBC, John Oates, presenta in esclusiva al Trieste Film Festival, Örvény, un nuovo documentario shock. &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Consigliere della OFCOM, docente in Psicologia della sviluppo in Inghilterra, consulente del Ministero dell’Istruzione ungherese, promotore di programmi sociali in Inghilterra e Ungheria e collaboratore per la BBC, John Oates, presenta in esclusiva al Trieste Film Festival, Örvény, un nuovo documentario shock.</p>
<span  class="only_thislanguage" lang="it">Denuncia dell’insostenibile condizione delle comunità rom dell’Ungheria nord-orientale, girato in stile cinema veritè, senza luce, con una troupe molto limitata e una piccola macchina da presa HD, <em>Örvény</em>, si concentra su tre storie principali.</p>
<p>Svela le complessità delle famiglie rom, documenta la vita dei ragazzi emarginati, di cui nessuno sa niente, e trascende la narrazione cinematografica: il film, entra nella vita reale, nelle case dei rom.</p>
<p>Oates, insieme alla troupe, filma e denuncia le condizioni inaccettabili delle comunità rom in un paesino di Hajdu-Bihar: “le case- spiega &#8211; non hanno acqua, né un impianto fognario adeguato o di riscaldamento, le condizioni di vita dei rom sono disastrose”. “Il problema non sono i rom- continua Oates- il problema è la povertà di queste persone”.</p>
<p>Il film, fortemente voluto dal noto regista ungherese, <em>Sándor Pál</em>, non solo ha vinto il concorso indetto dalla Fondazione Ungherese Cinematografica, ha avuto un forte impatto nell’intera Ungheria: il consulente del primo ministro ungherese ne ha richieste 50 copie per poter affidare la ricerca sul caso dei rom ad un gruppo di studio: l’intento è di risolvere il problema e di garantire sicurezza sociale alle famiglie emarginate.</p>
<p>“Da una parte c’è un’attenzione verso il problema della povertà; c’è il tentativo di capirne le cause, e credo che il film abbia aiutato questo procedimento. Dall’altra parte, c’è sempre il rischio della strumentalizzazione; l’odio e la violenza possono aumentare, il film ha un effetto disturbante”. “Noi irritiamo, portiamo alla luce un problema di cui molte persone non vogliono assolutamente sentire. Grazie al documentario, tuttavia, abbiamo ricevuto donazioni in denaro, quest’anno abbiamo comprato scatole di medicinali!”</p>
<p>“Questi bambini – conclude il regista- vivono in case terribili con finestre rotte, senza elettricità e riscaldamento, soffrono di problemi alle vie respiratorie”.</p>
<p><em>Örvény</em>, non solo conquista e commuove il pubblico unghere e triestino, la pubblicità che si è creata attorno al film ha portato ad una forte sensibilizzazione sociale e ad un massiccio inizio di donazioni. L’augurio del Trieste Film Festival è che <em>Örvény</em> continui a riscuotere il meritato successo e sostegno.</p>
<p>Eva Dolcemascolo</span>
<p>&nbsp;</p>

<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.triestefilmfestival.it%2F2012%2F01%2Forveny%2F&amp;title=%C3%96rv%C3%A9ny" id="wpa2a_6"><img src="http://www.triestefilmfestival.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/orveny/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un giorno saremo felici di Pavel Wysoczanski</title>
		<link>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/un-giorno-saremo-felici-di-pavel-wysoczanski/</link>
		<comments>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/un-giorno-saremo-felici-di-pavel-wysoczanski/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 16:27:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tffeditor</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.triestefilmfestival.it/?p=4596</guid>
		<description><![CDATA[Oggi abbiamo incontrato Pavel Wysoczanski, autore di Kiedys bedziemy szczesliwi (Un giorno saremo felici), in concorso per la sezione documentari. Il film racconta la storia di Daniel, un ragazzo che vive con sua nonna nel paese più povero della Polonia meridionale, Lipiny, in Slesia. &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi abbiamo incontrato Pavel Wysoczanski, autore di <em>Kiedys bedziemy szczesliw</em>i (Un giorno saremo felici), in concorso per la sezione documentari. Il film racconta la storia di Daniel, un ragazzo che vive con sua nonna nel paese più povero della Polonia meridionale, Lipiny, in Slesia.</p>
<span  class="only_thislanguage" lang="it">Sarebbe meglio dire che è Daniel a raccontare una storia, quella dei suoi compagni e dei loro sogni. Il film coinvolge presto anche sua nonna, che, nel corso del documentario, si prodiga nel dare consigli di cinematografia e di vita. L’originalità dell’opera sta nel mostrare delle immagini a volte desolanti con una rara e brillante comicità. Fin dall’inizio, infatti, è la figura della nonna del protagonista a conquistare lo spettatore: le sue risposte piene di spirito e il rapporto anti-convenzionale con il nipote sono sicuramente due punti di forza del documentario.</p>
<p>“Prima di cominciare le riprese, in molti mi hanno detto di non andare in Slesia perché è pericoloso, perché è una regione povera, perché mi avrebbero rubato tutto. E invece nel corso della realizzazione, mi hanno lasciato girare il mio film senza problemi, bastava spiegare loro la situazione. Non volevo, infatti, mostrare al cinema la loro povertà, bensì volevo fare un documentario che riguardasse i sogni. I sogni che vorrebbero realizzare bambini e ragazzi del paese, ma anche i sogni degli anziani, quei sogni che sono rimasti solo idee” spiega il giovane regista polacco. “Se il documentario ha la sua forma definita lo si deve soprattutto a Daniel: l’avevo incontrato durante le riprese di un film ambientato a Lipiny, in cui lui aveva una parte. Qualche anno dopo ci sono ritornato e ho visto che questo ragazzo aveva delle sue idee, stava lavorando a dei progetti. Abbiamo fatto un film completamente indipendente, diverso; ad esempio, per molte scene, abbiamo scelto di usare solo la fotocamera di un cellulare”.</p>
<p>Nel documentario Daniel seleziona tre compagni dopo un lungo casting e si impegna a dare loro un assaggio della realizzazione delle loro aspirazioni. Una vorrebbe diventare una baby-sitter, l’altra apparire sui rotocalchi e l’ultimo vuole fare il terrorista. “E’ stato Daniel a scegliere il terrorista. L’ha portato in carcere a parlare con dei veri criminali. Non so se volesse dare una lezione morale o sensibilizzare il pubblico, io l’ho lasciato libero nelle sue scelte”, dice Wysoczanski. Daniel intende iscriversi in futuro a scuola di cinema perché il suo sogno-per rimanere in tema- è diventare un regista.</p>
<p>Il documentario si chiude con la risposta della nonna alla fatidica domanda sui sogni della giovinezza che Daniel pone a tutti: “Volevo avere un nipote come te”, asserisce la signora. La risposta forse più sentita, più sincera, una risposta piena d’amore. Del resto, come ha detto il regista ieri prima della proiezione, questo è un film che parla anche di amore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alexia Caizzi</span>
<p>&nbsp;</p>
<p></span></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.triestefilmfestival.it%2F2012%2F01%2Fun-giorno-saremo-felici-di-pavel-wysoczanski%2F&amp;title=Un%20giorno%20saremo%20felici%20di%20Pavel%20Wysoczanski" id="wpa2a_8"><img src="http://www.triestefilmfestival.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/un-giorno-saremo-felici-di-pavel-wysoczanski/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Teppisti e umorismo del cinema polacco</title>
		<link>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/teppisti-e-umorismo-del-cinema-polacco/</link>
		<comments>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/teppisti-e-umorismo-del-cinema-polacco/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 16:24:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tffeditor</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.triestefilmfestival.it/?p=4586</guid>
		<description><![CDATA[Gli organizzatori del Film Festival ammettono, Kiedyś będziemy szczęśliwi, è stato scelto per la simpatia, per le buffe gag tra il protagonista, Daniel, e sua nonna.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli organizzatori del Film Festival ammettono, Kiedyś będziemy szczęśliwi, è stato scelto per la simpatia, per le buffe gag tra il protagonista, Daniel, e sua nonna.<br />
<span  class="only_thislanguage" lang="it"> Ambientato in una regione molto povera della Polonia, il documentario non fa un’indagine sulla povertà, porta  il pubblico a conoscere e ad appassionarsi, alla vita di Daniel, protagonista del film e amico fidato del regista.<br />
“conosciuto mentre giravamo Piggies anni fa- spiega  Pawel Wysoczanski, il regista del film  durante la conferenza del 24 gennaio 2012- Daniel mi aveva contattato successivamente per dirmi che stava girando in modo autonomo un film. Sono andato a fargli visita e l’ho  trovato in strada: stava fermando i passanti per chiedere “qual è il tuo sogno” e riprendeva le risposte con la telecamera di un telefonino. “Qual è il tuo sogno”! Ho trovato fosse una bellissima idea; da lì abbiamo sviluppato la trama per il documentario”.<br />
L’intento di Wysoczanski è di  fare un cinema realisico; il suo protagonista è stato libero di scegliere i personaggi e le storie: “Ad un certo punto  Daniel – conclude Wysoczanski -ha scelto di condurre un teppista di strada in prigione, voleva che conoscesse la vita  dei veri prigionieri. Come regista non mi pongo la questione della responsabilità morale del cinema, a noi interessa capire e mostrare com’è la vita reale”.<br />
Eva Dolcemascolo </span><br />
</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.triestefilmfestival.it%2F2012%2F01%2Fteppisti-e-umorismo-del-cinema-polacco%2F&amp;title=Teppisti%20e%20umorismo%20del%20cinema%20polacco" id="wpa2a_10"><img src="http://www.triestefilmfestival.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/teppisti-e-umorismo-del-cinema-polacco/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Presentazione del libro: Esperienze di cinema  dalle ceneri della Jugoslavia. Bosnia Erzegovina.</title>
		<link>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/presentazione-del-libro-esperienze-di-cinema-dalle-ceneri-della-jugoslavia-bosnia-erzegovina/</link>
		<comments>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/presentazione-del-libro-esperienze-di-cinema-dalle-ceneri-della-jugoslavia-bosnia-erzegovina/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 16:13:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tffeditor</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.triestefilmfestival.it/?p=4579</guid>
		<description><![CDATA[Partita con l’idea di scrivere una tesi di laurea magistrale sul cinema della scena balcanica, Silvia Badon, giovane scrittrice, pubblica per la casa editrice Gabbiano, Esperienze di cinema  dalle ceneri della Jugoslavia. Bosnia Erzegovina.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Partita con l’idea di scrivere una tesi di laurea magistrale sul cinema della scena balcanica, Silvia Badon, giovane scrittrice, pubblica per la casa editrice Gabbiano, Esperienze di cinema  dalle ceneri della Jugoslavia. Bosnia Erzegovina.</p>
<span  class="only_thislanguage" lang="it"> L’approccio della Badon, non limitato allo studio bibliografico e di ricerca di materiale, l’ha portata ad approfondire l’aspetto storico e cinematografico della Bosniza Erzegovina; in corso di stesura della tesi, la scrittrice è partita per la Bosnia, dove ha condotto indagini sul campo e ha raccolto numerose interviste.<br />
Nel gruppo Saga, Silvia Badon trova la principale fonte di informazione: “ il Gruppo SaGA, straordinario, durante l’assedio ha continuato con qualsiasi mezzo a lavorare e a realizzare documentari.. e con un rischio altissimo”.<br />
Esperienze di cinema  dalle ceneri della Jugoslavia. Bosnia Erzegovina, raccoglie le esperienze dei bosniaci che hanno trovato nel cinema un modo per sopravvivere psicologicamente all’assurdità dell’assedio di Sarajevo. “La situazione- spiega l’autrice-  era allucinante: organizzarsi, raccontare, trovarsi, è stato l’unico modo della popolazione per mantenere la lucidità: riprendevano la vita della gente a Sarajevo, la vita dei giornalisti, le code per l’acqua, per il pane..”.<br />
Come emerge dal libro, il fare cinema è stato un orgoglio della popolazione bosniaca, è stato un modo per trovare il riscatto. Inizia con il famoso Kusturica, arriva fino alle autrici del cinema bosniaco (Aida Begic, famosa per la sua collaborazione in  Do you remember Sarajevo? ) e va oltre l’analisi bibliografica del cinema: il libro riporta le storie della resistenza, aiuta a far conoscere le autrici del cinema bosniaco.<br />
Il volume, tiene a sottolineare l’autrice “è dedicato alla Bosnia Erzegovina”.<br />
Eva Dolcemascolo</p>
<p></span><br />

<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.triestefilmfestival.it%2F2012%2F01%2Fpresentazione-del-libro-esperienze-di-cinema-dalle-ceneri-della-jugoslavia-bosnia-erzegovina%2F&amp;title=Presentazione%20del%20libro%3A%20Esperienze%20di%20cinema%20%20dalle%20ceneri%20della%20Jugoslavia.%20Bosnia%20Erzegovina." id="wpa2a_12"><img src="http://www.triestefilmfestival.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/presentazione-del-libro-esperienze-di-cinema-dalle-ceneri-della-jugoslavia-bosnia-erzegovina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Wajda School, una scuola molto originale</title>
		<link>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/la-wajda-school-una-scuola-molto-originale/</link>
		<comments>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/la-wajda-school-una-scuola-molto-originale/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 15:24:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tffeditor</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.triestefilmfestival.it/?p=4565</guid>
		<description><![CDATA[Una scuola dove il cinema non si studia, si fa. È quello che succede alla Wajda School, la scuola polacca di cinematografia a cui il TFF ha deciso di rendere omaggio in questa edizione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una scuola dove il cinema non si studia, si fa. È quello che succede alla Wajda School, la scuola polacca di cinematografia a cui il TFF ha deciso di rendere omaggio in questa edizione.<br />
<span  class="only_thislanguage" lang="it"> La Wajda School nasce circa 10 anni fa con il semplice- ma sicuramente rivoluzionario- intento di puntare sullo sviluppo dei progetti più interessanti che i filmmaker portano come bagaglio creativo personale. Più che un luogo di formazione, quindi, essa rappresenta un grande centro di produzione di film e documentari. Ogni anno centinaia di aspiranti registi tentano l’esame di ammissione per entrare nella prestigiosa scuola: solo una decina di loro, però, sono destinati ad essere ammessi. Per sostenere l’esame non è richiesto alcun requisito particolare, solo tanta creatività e voglia di entrare a far parte del mondo del cinema. Sono tre i percorsi formativi proposti: film, documentari e produzione. Quello che sconvolge di più è che la scuola è completamente gratuita per i fortunati ammessi grazie ai finanziamenti del ministero polacco della cultura, al Polish Film Institute e al sostegno di numerosi donatori che apprezzano il lavoro della scuola.<br />
“Le opere firmate Wajda School sono sempre libere, creative e molto narrative, come è proprio della scuola polacca” ci spiega Thierry Paladino, “studente” francese della Wajda School, giunto a Trieste assieme ad un altro compagno di scuola, Maciej Sobieszczańsk. Paladino è portatore in prima persona dello spirito di collaborativo della Wajda: dopo tre anni di scuola lui e altri tre amici hanno infatti realizzato “Andrzej Wajda: robmy zdjecie!”, film a 16 mani sul grande regista polacco Andrzej Wajda, a cui è intitolata la scuola. “E’ stato difficile, ma eravamo un gruppo affiatato, condividevamo una certa visione del mondo, lo stesso senso dell’umorismo, la stessa voglia di informalità. Sì, fondare il Paladino Group è stata davvero una bella esperienza.”<br />
La scuola costituisce inoltre un vero e proprio terreno di scambio di idee e opinioni: durante le master class, tenute da registi di fama internazionale, come ad esempio Milcho Manchevski, che riveste anche il ruolo di direttore, danno vita a numerosi dibattiti tra i registi professionisti e quelli ancora in erba; questi ultimi vogliono diventare a loro volta dei maestri e non accettano i consigli degli “adulti”.<br />
Insomma, davvero un ambiente vivace e brioso quello della Wajda School. Non si studia, si è a contatto con i grandi del cinema, si possono realizzare i propri progetti, si ricevono continuamente stimoli intellettuali: è davvero la scuola che tutti sognerebbero!<br />
Alexia Caizzi </span><br />
</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.triestefilmfestival.it%2F2012%2F01%2Fla-wajda-school-una-scuola-molto-originale%2F&amp;title=La%20Wajda%20School%2C%20una%20scuola%20molto%20originale" id="wpa2a_14"><img src="http://www.triestefilmfestival.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/la-wajda-school-una-scuola-molto-originale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dom di Zuzana Liova: una casa simbolo dello scontro generazionale</title>
		<link>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/dom-di-zuzana-liova-una-casa-simbolo-dello-scontro-generazionale/</link>
		<comments>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/dom-di-zuzana-liova-una-casa-simbolo-dello-scontro-generazionale/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 16:43:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tffeditor</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.triestefilmfestival.it/?p=4496</guid>
		<description><![CDATA[I desideri dei genitori e quelli dei figli non sempre coincidono, anzi, la maggior parte delle volte causano tensioni all’interno della famiglia. È ciò che succede in “Dom” di Zuzana Liova, giovane e brillante regista slovacca. &#160; &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I desideri dei genitori e quelli dei figli non sempre coincidono, anzi, la maggior parte delle volte causano tensioni all’interno della famiglia. È ciò che succede in “Dom” di Zuzana Liova, giovane e brillante regista slovacca.</p>
<span  class="only_thislanguage" lang="it"> Eva, la protagonista, non vede l’ora di finire la scuola per scappare dal suo piccolo paese sperduto, da una quotidianità che le sta stretta e da un padre caparbio e ancorato alle sue idee arretrate. Sogna di andare a Londra, ma Imrich, il padre, è convinto che se partirà per “l’occidente” sarà semplicemente una delle tante ragazze dell’est. E poi lui le sta costruendo una casa di fronte alla sua, non appena sarà finita Eva potrà andarci a vivere da sola. È proprio questa casa, dom in slovacco, a costituire il leitmotiv del film. Essa diventa il simbolo di un divario generazionale incolmabile: da un lato il padre, che trova inammissibile la voglia di andare via della ragazza, dall’altro la figlia, incapace di capire il punto di vista del genitore. Quello che separa i due protagonisti è un muro fatto di incomprensioni e incomunicabilità, solido quasi quanto un muro di mattoni.</p>
<p>È un film semplice che racconta una storia complessa, profonda, una guerra che resta fredda, senza scontri violenti né drammi troppo teatrali. La macchina da presa di Zuzana Liova esplora i caratteri dei personaggi senza violarne l’intimità, senza prendere parti.</p>
<p>“È la realtà che ha ispirato questo film: ho conosciuto davvero uomini come Imrich, legati profondamente alla terra e alla tradizione. Molti di loro passano tutta la vita a fare sacrifici per costruire una casa ai loro figli e la maggior parte delle volte nessuno ci va ad abitare. I ragazzi vanno all’estero, cambiano città, hanno altre aspirazioni”, dice la stessa Liova durante l’incontro di questa mattina al Caffè Tommaseo. “Imrich-continua la regista-rappresenta un’intera generazione che ha vissuto il crollo del regime comunista e che si è trovata di fronte alla modernità senza saperla gestire. La casa rappresenta la sicurezza, la realizzazione di sé, un progetto completamente personale. Oggi però l’idea di indipendenza è legata alla mobilità e alla libertà, per i padri parole dal significato oscuro”.</p>
<p>Il finale è però in qualche modo ottimista: Eva finisce il liceo e suo padre le permette di partire per l’Inghilterra. “E’ un barlume di speranza per la loro relazione, ma è anche una partenza malinconica: è possibile che padre e figlia non si rivedano mai più”, commenta la Liova.</p>
<p>Il TFF è il trentunesimo festival a presentare “Dom”, che sta riscuotendo un grande successo a livello internazionale. Ha recentemente vinto il premio New Voices/New visions al prestigioso Palm Springs International Film Festival.</p>
<p>Mercoledì scopriremo se anche a Trieste si aggiudicherà la vittoria!</p>
<p>Alexia Caizzi<br />
</span>

<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.triestefilmfestival.it%2F2012%2F01%2Fdom-di-zuzana-liova-una-casa-simbolo-dello-scontro-generazionale%2F&amp;title=Dom%20di%20Zuzana%20Liova%3A%20una%20casa%20simbolo%20dello%20scontro%20generazionale" id="wpa2a_16"><img src="http://www.triestefilmfestival.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/dom-di-zuzana-liova-una-casa-simbolo-dello-scontro-generazionale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Aleksandrinke: una verità storica nascosta</title>
		<link>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/aleksandrinke-una-verita-storica-nascosta/</link>
		<comments>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/aleksandrinke-una-verita-storica-nascosta/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 16:39:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tffeditor</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.triestefilmfestival.it/?p=4486</guid>
		<description><![CDATA[Metod Pevec ci parla oggi del suo “Aleksandrinke”, presentato ieri per la sezione documentari. Il film, costato numerosi anni di ricerche, si occupa di una dei tanti fenomeni migratori che hanno caratterizzato la storia della Slovenia. &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Metod Pevec ci parla oggi del suo “Aleksandrinke”, presentato ieri per la sezione documentari. Il film, costato numerosi anni di ricerche, si occupa di una dei tanti fenomeni migratori che hanno caratterizzato la storia della Slovenia.</p>
<span  class="only_thislanguage" lang="it">È una vicenda originale perché si tratta di alcune ragazze slovene emigrate ad Alessandria d&#8217;Egitto, conosciute con il nome di &#8220;Aleksandrinke&#8221;. Umili e grandi lavoratrici trovarono occupazione come balie, bambinaie, governanti e domestiche presso le ricche famiglie borghesi della metropoli egiziana.</p>
<p>In breve tempo le domestiche slovene divennero richiestissime e in seguito alcune di loro tornarono in patria mentre altre rimasero in Egitto, creando una comunità meticcia arabo-slovena.</p>
<p>“All’inizio volevo fare un film che riguardasse solo una di queste donne, una storia romanzata. Poi però mi sono reso conto che realizzare un documentario avrebbe reso più giustizia a tutte quelle donne che avevano lasciato la Slovenia e di cui si è sempre parlato poco proprio perché erano donne”dice il regista.  È ancora una volta lo scontro fra i sessi a entrare a far parte della storia. “Gli sloveni si vergognano di fare luce sull’emigrazione in Egitto: le ricerche sono state molto difficili, nessuno voleva essere intervistato, tutti si rifiutavano di raccontare quello che sapevano. All’inizio riuscivo a strappare informazioni solo tramite voci di corridoio, era un silenzio quasi impenetrabile. Se si fosse trattato di uomini- continua Pevec- ne sapremmo sicuramente di più.”</p>
<p>Aleksandrinke mette in rilievo due aspetti molto diversi. Il primo è quello che riguarda la meta di queste donne, Alessandria, una città aperta e multietnica che le accoglieva e dava loro modo di lavorare. Il secondo è molto più drammatico: è la disperazione di tante famiglie che sono costrette a lasciare la loro terra per sfuggire alla fame e alla povertà. “Oggi la situazione è molto diversa. Sembra strano sentir parlare di emigrazione per la Slovenia. Siamo diventati, proprio come l’Italia, una terra di immigrazione. Ci sono ancora tante difficoltà, ma non sono paragonabili a quelle di una volta.”</p>
<p>Aleksandrinke è un documentario che racconta una storia tipica di un particolare paese, per altro a due passi dal territorio triestino, ma è soprattutto un film che riguarda tutti, che parla a tutti.</p>
<p>AC</span>
<p>&nbsp;</p>

<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.triestefilmfestival.it%2F2012%2F01%2Faleksandrinke-una-verita-storica-nascosta%2F&amp;title=Aleksandrinke%3A%20una%20verit%C3%A0%20storica%20nascosta" id="wpa2a_18"><img src="http://www.triestefilmfestival.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/aleksandrinke-una-verita-storica-nascosta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tsitos e Kafetzopoulos: la coppia vincente del cinema greco</title>
		<link>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/tsitos-e-kafetzopoulos-la-coppia-vincente-del-cinema-greco/</link>
		<comments>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/tsitos-e-kafetzopoulos-la-coppia-vincente-del-cinema-greco/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 13:50:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tffeditor</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.triestefilmfestival.it/?p=4395</guid>
		<description><![CDATA[Oggi un incontro esclusivo: il regista Filippos Tsitos, noto al festival per il suo “Plato’s Academy”, e Antonios Kafetzopoulos,  consolidato attore anche a livello internazionale, ci parlano di “Adikos kosmos/Mondo ingiusto”, in concorso per la sezione lungometraggi. &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi un incontro esclusivo: il regista Filippos Tsitos, noto al festival per il suo “Plato’s Academy”, e Antonios Kafetzopoulos,  consolidato attore anche a livello internazionale, ci parlano di “Adikos kosmos/Mondo ingiusto”, in concorso per la sezione lungometraggi.</p>
<span  class="only_thislanguage" lang="it"> Il film, un poliziesco sui generis, ruota attorno a Sotiris, interpretato da Kafetzopoulos, poliziotto convinto che l’innocenza si possa leggere in faccia. La sua è una ferma decisione: non vuole più accusare nessuno perché sarebbe troppo “ingiusto”. Una sera, però, la sua vita viene sconvolta da un omicidio e da un incontro con una donna e tutte le sue certezze vacillano.</p>
<p>“L’idea del film”-dice Tsitos- “è nata nel 2003: all’inizio volevo raccontare la storia di una donna delle pulizie di scene del crimine e di tutti i personaggi che le ruotavano attorno. Poi ho incontrato Antonios e ho pensato di dare più rilievo alla figura del poliziotto. Per questo ruolo abbiamo lavorato insieme, senza parlare troppo però!”. È un rapporto tutto particolare quello tra l’attore e il regista: Antonios dice di essersi letteralmente innamorato del lavoro di Filippos, ma, conferma, per loro le parole sono quasi superflue. “Filippos è bravissimo nel creare altri mondi, altri universi, altri “kosmos”, in cui gli spettatori riescono quasi ad identificarsi”.</p>
<p>“Adikos kosmos descrive una crisi morale, che non ha niente a che vedere con la crisi economica che la Grecia sta vivendo. Dal mio punto di vista, il paese ha sempre vissuto una sorta di decadenza: da piccolo mi insegnavano che non bisogna interferire con la politica e che l’unica cosa che conta è trovare una stabilità finanziaria. Il paese è paralizzato da troppo tempo, solo che adesso non abbiamo soldi”.</p>
<p>La fortunata coppia promette che la collaborazione continuerà sicuramente anche in futuro, ma non ci svelano nulla dei loro progetti comuni. Non ci resta  quindi che aspettare il prossimo capolavoro!</p>
<p>Alexia Caizzi</span>

<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.triestefilmfestival.it%2F2012%2F01%2Ftsitos-e-kafetzopoulos-la-coppia-vincente-del-cinema-greco%2F&amp;title=Tsitos%20e%20Kafetzopoulos%3A%20la%20coppia%20vincente%20del%20cinema%20greco" id="wpa2a_20"><img src="http://www.triestefilmfestival.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.triestefilmfestival.it/2012/01/tsitos-e-kafetzopoulos-la-coppia-vincente-del-cinema-greco/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

